Zizi era un giocattolo. Ma diverso da quello che si era abituati a vedere vicino ai bambini di quegli anni..
Zizi non aveva la funzione di rafforzare l’identità sessuale e sociale del bambino, secondo la logica poi dei giocattoli in genere. Gioco come educazione sociale…
Bene allora Zizi come educazione dell’immaginazione legata alla curiosità innata del bambino le che cose bruttine o orripilanti come dinosauri o lucertole.
Zizi è un giocattolo di gommapiuma, al tatto si dice piacevolissima. L’anima di metallica che la pemetrava le permetteva di assumere posizioni tra le più disparate…
E’ di questi giorni la notizia sparsa dall’ANSA e dai principali telegiornali secondo cui al Museo Virtuale “Living Gallery” di Seul (Corea) le opere esposte parlano ed interagiscono con il pubblico.
Le opere si spiegano, si muovono e parlano. In certi casi è previsto persino che lo spettatore possa interagire con l’opera, ponendole delle domande, ovviamente specifiche.
Il progetto nasce e si realizza principalmente per i bambini e il risultato sembra essere positivo: partecipano divertiti insieme ai compagni di classe durante le gite. (io mi annoiavo tantissimo…).
Ma, mi chiedo, un bambino come fa a sapere i che modo porre le domande? Immagino sia necessaria una certa sintesi concettuale della domanda, ci saranno delle parole chiave da utilizzare, le suggeriscono ai bambini prima di entrare? e il “sistema operativo” della Gioconda è in grado di comprendere bene la scansione delle parole, spesso dette tra i denti, di un bambino???
Personalmente rimango scettica… come sostituire il vero quadro della Gioconda ed una guida “umana” con una immagine virtuale? Diventa tutto freddissimo e “finto”.